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TRATTATO SUL PURGATORIO
di Massimo Melli
Dopo aver indagato nel mio primo trattato le misteriose e tenebrose regioni dell’infelicità eterna ed averne scandagliato, per quanto possibile alla mente umana, le sue profondità, ora mi
accingerò ad indagare un’altra regione altrettanto misteriosa ed oscura, cercando con l’aiuto di
Dio, di squarciarne quel velo che impedisce la sua esatta conoscenza. Questa regione misteriosa
ed oscura è il Purgatorio.
Tempo fa ai fedeli che normalmente frequentano una parrocchia romana, venne posta a titolo informativo la seguente domanda: “Che cosa sperate di ottenere al momento del giudizio dopo la morte?"
La maggioranza rispose: “La salvezza eterna, evitare di precipitare all’inferno, magari con un pentimento in extremis“ e questa penso sia anche la risposta che avrebbero dato la maggioranza dei fedeli di altre parrocchie non solo italiane.
Queste risposte in fondo non sono errate ma incomplete; infatti non prendono in considerazione la necessità di evitare il Purgatorio, cioè il luogo deputato alla purificazione degli spiriti salvi ma bisognosi di catarsi.
Eppure la Chiesa ha sempre messo sull’avviso i fedeli sulle terribili sofferenze che in quel luogo si patiscono ed insegnato il modo di evitarle o abbreviarle mediante un comportamento conforme agli insegnamenti evangelici e con l’utilizzo di tutti i mezzi messi a disposizione (per esempio le Indulgenze).
La scarsa considerazione che su tale argomento viene data oggi, secondo me è causata in gran parte al quasi totale silenzio dei sacerdoti e vescovi che forse ritenendolo anacronistico nelle omelie e nelle catechesi continuano a tacere, dando preferenza invece a problemi sociologici, antropologici o politici.
Di fronte ai carcerati che soffrono in detenzione, ai drogati che vanno aiutati ad uscire dal circolo mortale della droga, ai Rom che dormono nelle roulottes, ai disoccupati che non trovano lavoro, si può perdere tempo a pregare per le anime purganti? Per molti sacerdoti sarebbe tempo perso.
Inoltre si pone sempre l’accento sull’amore e sulla misericordia divina ma si tace quasi sempre su un altro aspetto importante: che cioè Dio è anche giustizia infinita e che nulla del male commesso per quanto veniale sarà privo della giusta sanzione.
Il purgatorio è quindi un mistero d’amore, di misericordia ma anche di giustizia e il suo approfondimento teologico invoglierà i fedeli a mettere in pratica tutti quei mezzi necessari per evitarlo o quanto meno per abbreviarlo.
CONCETTO
La credenza di una vita dopo la morte, antica quanto la storia dell’umanità, viene confermata più volte da Gesù nel Nuovo Testamento e per dimostrare ciò basterebbe citare l’episodio del buon ladrone per avere questa certezza.
L’immortalità dell’anima è un dogma di fede proclamato dal V Concilio Lateranense (1512 – 1517) ma fin dai suoi inizi la Chiesa ha sempre insegnato e proclamato questa Verità.
Essa – depositaria della Verità – nel proporre di credere nella vita eterna denomina Inferno, Purgatorio, Paradiso i tre luoghi nei quali dimorano le anime dopo la morte corporale.
Ma mentre l’Inferno ed il Paradiso sono destinazioni definitive, il Purgatorio è una destinazione
provvisoria. Transitano per esso, sostandovi più o meno a lungo, quelle anime salvate dalla misericordia di Dio ma ancora non completamente purificate e quindi degne di entrare nel Paradiso.
Il documento di maggior importanza del magistero ecclesiastico che praticamente istituì il dogma del Purgatorio è la Costituzione “Benedictus Deus“ di Benedetto XII; in esso è chiaramente specificato che le anime morte in grazia di Dio ma non perfettamente purificate dovranno essere oggetto di purificazione prima di entrare in Cielo. Anche i Concili di Firenze e Trento ribadirono tale dottrina con fermezza, specie quello di Trento, dove si doveva contrastare la dottrina luterana che negava la possibilità di una purificazione ultraterrena.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: “La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza del Purgatorio; coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti dopo la loro morte ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gloria del Cielo”. Quindi in base a queste definizioni i fedeli non possono avere alcun dubbio sull’esistenza di uno stato di purificazione nell’aldilà .
Infine nel trattare questo difficile argomento si dovranno utilizzare vocaboli come “luogo”, destinazione”, “definitivo”, “temporaneo” “fuoco” ecc., termini che richiamano alla mente le immagini suggerite dall’ antropomorfismo. In realtà questi termini sono vocaboli non corrispondenti all’effettivo stato o condizione in cui si trovano i morti, ma noi poveri mortali, non sapendo in cosa consiste una esistenza diversa da quella vissuta sulla terra, siamo costretti ad utilizzare termini a noi normali e comprensibili.
Ugualmente, incapaci di concepire una vita senza tempo e spazio, nel calcolare i tempi di purificazione delle anime nel Purgatorio, si dovranno utilizzare termini come giorni, mesi, anni, secoli, (le stesse indulgenze fanno riferimento alla nostra concezione del tempo ).
DOGMATICA
Nelle Sacre Scritture l’esistenza del purgatorio non è rivelata in modo esplicito, però la Chiesa forte della sua infallibilità in materia di dottrina della fede insegna che le anime dei giusti che nell’istante della morte si trovano gravate da peccati veniali o da pene temporali sono destinate a pene purgative.
Il Purgatorio quindi è un luogo (qualcuno lo sostiene) ed uno stato temporaneo di pene purificatrici sulla cui natura la Chiesa non si è pronunciata in modo solenne ma che la quasi totalità dei defunti non riuscirà ad evitare.
Cerchiamo ora di analizzare bene queste nozioni :
A) ESPIAZIONE DEI DEBITI VERSO LA DIVINA GIUSTIZIA
In Purgatorio le anime dei giusti “scontano” il loro debito nei confronti della Giustizia divina, subendo pene purificatrici estremamente dolorose.
E’ bene sottolineare che la purificazione non verte sulla colpa, ma sulla pena.
Se il perdono divino concesso all’anima pentita cancella la colpa,
non fa sparire la pena, che è il mezzo con il quale l’uomo ripara il disordine causato dai suoi peccati.
Nonostante ciò esse percepiscono nel loro intimo un certo grado di gioia e felicità, perché sono liete di lodare Dio ponendo tale lode al di sopra del loro proprio interesse immediato, accettando le loro sofferenze con gioia e addirittura con riconoscenza in quanto tale espiazione avvicina il momento dell’unione definitiva con Dio.
La felicità provata dalle anime sante del purgatorio è una pregustazione di quella che sperimenteranno nel Paradiso e per questa ragione sono abbandonate completamente alla Sua volontà non opponendogli nessuna resistenza, sebbene l’azione divina in esse può essere molto dolorosa.
Il fuoco divino elimina in loro le impurità del peccato e man mano che le impurità sono eliminate si rende più visibile in loro lo splendore di santità che precedentemente il peccato rendeva velato.
B) VI SONO DUE TIPI DI PENE PURIFICATRICI
Secondo la dottrina della Chiesa vi sono due tipi di pene a cui sono sottoposte le anime sante del purgatorio: quella del danno e quella del senso. Lo stesso tipo di pene a cui sono sottoposte le anime dannate ma con la grande differenza che mentre per queste le pene sono eterne per le altre sono temporanee:
La pena del danno consiste nella privazione temporanea della visione beatifica di Dio, privazione che è tuttavia congiunta con la certezza della beatitudine definitiva.
Quelli che sono in Purgatorio sanno di essere figli e amici di Dio e tendono ad unirsi intimamente con Lui, perciò sentono con maggior dolore la separazione temporanea.
Fino a quando siamo in vita il nostro cuore è distratto da tante cose e il desiderio di Dio non tutti lo sentono o lo sentono con la stessa intensità.
Però appena l’anima si separa dal corpo essa tende a Dio come il ferro verso la calamita e chi può immaginare l’immenso dolore dell’anima che pur desiderando ardentemente l’unione col divino ne è in ciò impedita?.
Praticamente in questo desiderio non soddisfatto di unione con Dio, consiste la pena del danno.
La pena del senso si aggiunge a quella del danno e sulla cui natura la Chiesa non si è mai pronunciata in modo definitivo. I Padri Latini, gli Scolastici e molti teologi moderni, ammettono
un fuoco come mezzo esterno di punizione, anche se di natura diversa da quello materiale.
Tuttavia le dichiarazioni ufficiali dei Concili parlano solo di pene purificatrici e non di fuoco purificatore. Comunque S. Tommaso d’Aquino spiega l’azione del fuoco sull’essere spirituale come un legamento, per cui le anime rimangono soggette , “legate“ alla materia e ciò impedisce loro o per lo meno limita di molto l’attività intellettiva e volitiva, procurando una sofferenza notevole.
C) DURATA DIVERSA DELLE PENE
Le pene del purgatorio non sono le stesse per tutte le anime, esse variano quanto alla loro
durata e alla loro intensità a seconda della colpevolezza di ciascuno.
Le anime accettano serenamente le pene espiatici che Dio infligge loro, esse non desiderano altro che fare la volontà di Dio
e contemplare Colui che è ormai tutta la loro speranza.
In Purgatorio regna una grande pace ed
anche una certa gioia, perché le anime hanno la certezza della loro salvezza e vedono la loro
pena come un mezzo per giungere più velocemente alla visione beatifica.
Non dimentichiamo inoltre che più una persona durante la sua vita terrena infrange la legge di Dio col peccato, maggiormente dovrà purificarsi rimanendo in purgatorio più "tempo“. |
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D) LA CHIESA PUO’ SOCCORRERE LE ANIME PURGANTI
Da quanto appreso finora, si può affermare infatti che la purificazione delle anime dopo la morte avverrà in modo graduale, il che significa che vi saranno diversi stadi di avvicinamento alla Luce divina.
Queste anime, secondo la maggior parte dei teologi, possono pregare per i vivi, specie per i loro cari rimasti sulla terra, ma non possono pregare per sé stesse né per le altre anime purganti, perché Dio così ha stabilito in virtù della Comunione dei Santi e quindi necessitano di aiuti spirituali per il loro avanzamento.
La Chiesa militante può soccorrere con i suoi suffragi la Chiesa purgante, cioè tutte quelle anime
che espiano i loro peccati in Purgatorio e questo aiuto ripeto, si basa sulla Comunione dei Santi, ed in forza di ciò le anime del Purgatorio, incapaci di procurarsi da sole il benché minimo sollievo, possono giovarsi delle opere soddisfattorie che i vivi compiono in loro favore con l’intenzione di saldare i loro debiti.
La santa messa è l’aiuto più efficace che la chiesa militante possa fornire all’anima purgante, ma pure l’elemosina, la preghiera, le opere di carità sono ugualmente un mezzo per aiutarle. |
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Una forma particolare di suffragio sono le indulgenze, cioè la remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per i peccati, già rimessi quanto alla colpa (tramite la confessione sacramentale),
che il fedele a determinate condizioni acquista per mezzo della Chiesa, la quale le concede ai vivi a modo di assoluzione ed ai morti a modo di suffragio.
L’indulgenza può essere Plenaria o Parziale, a secondo se rimette tutta la pena temporale o soltanto una parte. Le indulgenze possono essere acquisite solo dai battezzati non scomunicati e di conseguenza il fedele deve :
a) trovarsi in grazia di Dio, cioè senza peccato mortale perché il debito della pena temporale non può essere rimesso se non dopo la cancellazione della colpa tramite il sacramento della riconciliazione.
b) avere l’intenzione di ottenere l’indulgenza, poiché il beneficio è concesso solo a chi positivamente intende riceverlo
c) è necessaria la Confessione sacramentale,
d) fare la comunione eucaristica
e) pregare secondo le intenzioni del Papa.
Una volta adempiute le condizioni sopra accennate, si può ottenere l’indulgenza plenaria o parziale ogni giorno per sé o per i defunti praticando uno dei seguenti riti:
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- Adorazione del Santissimo Sacramento
- Fare la Via Crucis
- Recitare il santo Rosario in onore della Madonna
- Leggere la Sacra Scrittura per almeno mezz’ora
-
Compiere un’opera di misericordia verso il prossimo
Voglio inoltre aggiungere che un grande ausilio a queste anime sofferenti viene dato, nell’aldilà, dalla Madre di Dio che secondo quanto asserito da alcuni teologi e confermato da veggenti seri, spesso scende dal Cielo e si trattiene in Purgatorio per portar loro amore e conforto, ritornando poi in Cielo accompagnata da innumerevoli anime liberate dalla sua potente intercessione. Gesù non nega nulla a sua madre!
E) IL PURGATORIO AVRA' FINECOL GIUDIZIO UNIVERSALE
Abbiamo già accennato al fatto che il purgatorio è una destinazione provvisoria che avrà fine col Giudizio Universale, in quanto dopo la sentenza finale ci saranno solo due stati, il Paradiso e l’inferno ed ogni anima si ricongiungerà col proprio corpo.
In quel tempo tutte le anime avranno soddisfatto la giustizia divina e quindi cesserà il bisogno di purificazione, in quanto la seconda venuta di Gesù metterà fine a tutto il male ancora presente nel mondo.
ERESIE
Con esclusione delle Chiese Ortodosse che analizzeremo più avanti, le altre confessioni religiose
tendono proprio a non riconoscere come verità rivelata il concetto di purificazione post mortem.
La realtà del purgatorio venne negata dai Catari, dai Valdesi, dai Protestanti e da una piccola
parte degli Ortodossi.
Per quanto riguarda gli Orientali separati essi non ebbero nessuna controversia coi latini fino al XIII secolo, quando contestarono in modo veemente l’idea del fuoco purificatore. Il Concilio di Firenze venendo incontro a questa contestazione orientale, nel testo definitivo omise di citare la parola “Fuoco“ e parlò di "pene purificatrici“.
Da allora il problema non fu più messo in discussione fino al XVII° secolo, quando subendo
l’influenza dell’insegnamento protestante, alcune chiese ortodosse negarono il Purgatorio.
Nonostante ciò però ancora oggi, la maggior parte delle chiese orientali scismatiche ammette
uno stadio intermedio e l’efficacia della preghiera e dei suffragi per i defunti.
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IL TRATTATO DEL PURGATORIO
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Non si può concludere questo trattato senza citare il famoso “Trattato sul Purgatorio” di Santa Caterina da Genova, che è una delle più preziose opere della mistica cattolica.
Non essendo possibile riportare tutto il libretto, ne riporterò solo alcuni brevi ma significativi passi:
- “Non credo che si possa trovare contentezza da comparare a quella di un’anima del Purgatorio
eccetto quella dei santi del Paradiso. E ogni giorno questa contentezza cresce, per l’influsso di Dio in esse anime, il quale va crescendo, siccome va consumando l’impedimento dell’influsso.
La
ruggine del peccato è l’impedimento, e il fuoco va consumando la ruggine; e così l’anima sempre più si va discoprendo al divino influsso...” |
“Le anime del purgatorio hanno in tutto conforme la loro volontà con quella di Dio; e però Dio corrisponde loro con la sua bontà, ed esse restano contente quanto alla volontà) e purificate
dal peccato originale ed attuale, quanto alla colpa. Restano così quelle anime purificate come quando Dio le creò; e per essere passate di questa vita mal contente e confessate di tutti i peccati
commessi, con volontà di non più commetterne, Iddio subito perdona loro la colpa, e non resta
loro se non la ruggine del peccato, della quale poi si purificano nel fuoco con pena...”
“L’anima separata dal corpo che non si trova priva di peccato e nella nettezza come fu creata,
vedendo in sé l’impedimento, e che non le può esser levato, salvo che per mezzo del Purgatorio,
presto vi si getta dentro e volentieri. E se non trovasse questa ordinazione, atta a levarle quello
impaccio, in quell’istante, in lei si genererebbe un inferno peggiore del purgatorio, vedendo di
non poter giungere, per l’impedimento al suo fine che è Dio...”
“Più ancora io dico ch’io vedo, quanto per parte di Dio, il Paradiso non aver porta: ma chi vi vuole entrate vi entra, perché Dio è misericordia. Ma ben vedo quella divina essenza essere di tale purità
e nettezza, che l’anima la quale abbia in sé un imperfezione, si getterebbe più presto in mille
inferni che trovarsi in presenza della divina maestà con quella macchia…"
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IL LIMBO
Prima di concludere vorrei fare alcune considerazioni sul LIMBO il "luogo“ dove andrebbero
le anime dei bambini morti senza Battesimo.
Il Concilio Ecumenico di Lione (1274) e quello di
Firenze (1438 – 1445), dichiararono che: ”Le anime che muoiono in peccato mortale o anche solo in peccato originale, vanno agli inferi, ove però avranno pene diverse “.
E’ vero che il battesimo con
acqua può essere sostituito, come insegna la Chiesa, anche con quello di desiderio e di sangue (per esempio: la strage degli innocenti), ma tale definizione dogmatica resta valida ed attesta
la necessità del Battesimo con acqua per i bambini.
Anche se il Limbo non è un dogma di fede a cui
credere, ciononostante diversi Papi in passato ne hanno accreditato la validita’, come Pio VI che difese tale dottrina contro i Giansenisti. Anche se oggi si tenta di eliminare il concetto di Limbo, io se fossi un teologo andrei molto cauto nell’avallare tale possibilità; perché la ragione per la quale la si vorrebbe togliere, cioè la Divina misericordia, potrebbe scontrarsi con precedenti definizioni di Papi e Concilii.
Giunti alla conclusione del nostro viaggio, permettetemi di fare alcune considerazioni finali.
La pratica della carità, cioè il compiere opere buone, è il segreto per evitare il Purgatorio.
Ad ogni atto di carità compiuto in grazia di Dio, corrisponde una diminuzione di pena temporanea, più che con atti di altre virtù, perché la carità è la regina delle virtù.
Non dimentichiamo che il Giudizio Finale si baserà su quanto avremo amato (Mt. 25, 31-46).
Molti sono i peccati che commettiamo e chissà, se dovessimo morire in questo momento, quanto
lunga e dura potrebbe essere la nostra purificazione.
Chi teme il Purgatorio, deve fare di tutto per vivere in grande delicatezza di coscienza.
Una vita cristiana moralmente ineccepibile risparmia le pene espiatici ed è una testimonianza continua che avvicina le anime lontane da Dio.
Pensando più volte al giorno al Purgatorio ed alle sue sofferenze sarà più difficile cadere nel
peccato.
Infine, come nel mio trattato sull’Inferno, anche in questo sul Purgatorio riporterò, a dimostrazione dell’autenticità di quanto asserito, delle prove di fatto, cioè fatti storici garantiti sia da persone serie che da documentazioni altamente affidabili (soprattutto del Magistero della Chiesa).
TESTIMONIANZE
1° episodio
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Il Ven. P. DOMENICO DI GESU’ E MARIA (+ 1630) teneva nella sua cella, come si usa
nell’Ordine Carmelitano, un teschio vero a scopo di meditazione.
Quando arrivò nel suo convento
di Roma nella sua cella trovò un teschio, da cui una notte udì una voce alta e spaventevole che
gridava:
“In memoria hominum non sum”.
Le parole furono ripetute più volte e udite in tutto il
convento. Il venerabile si mise a pregare per sapere cosa dovesse fare. Prese poi dell’acqua benedetta e ne asperse il teschio. In quel mentre sentì le seguenti parole uscire dal teschio:
“Acqua, acqua, misericordia, misericordia“.
Il religioso gli domandò chi fosse e il defunto rispose che era
un tedesco venuto a Roma a visitare i Luoghi Santi. Ivi morì e fu sepolto (da molto tempo) in un camposanto. La sua anima si trovava in Purgatorio a patire pene intollerabili. Egli non aveva nessuno che pregasse per lui e quindi invitò il venerabile a pregare per la su anima.
Egli pregò molto e fece penitenze in suffragio dell’anima. Pochi giorni dopo il defunto gli comparve
in cella per ringraziarlo del beneficio della liberazione. |
2° episodio
Dalla Vita di S. TERESA D’AVILA,
leggiamo quanto segue:
“Mi annunziarono la morte di un religioso che era
stato Padre Provinciale e che al momento del decesso governava
un’altra Provincia.
Era un ottimo religioso, ma siccome era stato superiore
per 20 anni, temevo molto per la sua salvezza.
Afflitta
com’ero, mi ritirai a pregare per lui ed offersi in
suo suffragio il bene che avevo fatto nella mia vita.
Mentre facevo del mio meglio per supplicare il Signore,
mi sembrò di vederlo uscire dalla terra, alla mia
destra, ed elevarsi verso il cielo con indicibile allegrezza.
Benché fosse molto vecchio, lo vidi sull’età
di 30 anni e forse meno...”
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3° episodio
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Era morto il padre di S VERONICA
GIULIANI e sebbene fosse trapassato in stato di
Grazia, sua figlia lo vide in un luogo spaventevole, così
orribile, che si sarebbe detto l’inferno.
Ella cacciò il pensiero di tale visione, temendo
che fosse un inganno di Satana, ma la visione si ripresentò,
con grida di spavento.
Allora ella s’impose penitenze su penitenze, e la notte di Natale del 1700,
suo padre le apparve avvolto in una tunica luminosa in mezzo ad una schiera di anime, che se ne
andavano a Dio.
La santa liberò dal Purgatorio un’infinità di anime famose e meno famose tra cui l’anima del
Pontefice Clemente XI ; e se non riusciva a liberarle con le preghiere e le penitenze, ricorreva con il permesso divino a sostituirsi a loro nell’espiazione. |
4° episodio
Nella vita della serva di Dio EDVIGE CARBONI (1880 – 1952) , si legge quanto segue:
Edvige pregava molto per la salvezza eterna dell’anima di Mussolini e, quando seppe che l’avevano ammazzato, pregava molto e faceva celebrare moltissime messe per liberarlo dal Purgatorio.
Gesù le rivelò un giorno che era stato condannato per lunghissimi anni a scontare le sue pene
in Purgatorio. Edvige con moltissime preghiere suffragava l’anima del Duce.
Finalmente dopo qualche anno, Gesù liberò quell’anima. Ed Edvige ripeteva sempre che la
bontà del Signore è veramente grande. |
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5° episodio
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Era morta la sorella di S. TOMMASO D’AQUINO, di nome Marotta che era Badessa nel
Monastero di Santa Maria di Capua fino al 1257.
Egli, sensibilissimo, rimase molto addolorato e continuamente pensava a lei e la suffragava.
Un giorno ella gli apparve per rivelargli
che si trovava in purgatorio e per chiedergli di celebrare un certo numero di sante messe.
Tommaso fece subito quanto gli chiedeva la sorella e anzi fece celebrare messe anche ai
confratelli.
Marotta apparve un’altra volta mentre Tommaso era a Roma verso la fine
della sua vita, forse nel 1273, per dirgli che essa era stata liberata dal Purgatorio e godeva della
gioia del Cielo.
“ E di me che sara’? le chiese Tommaso.
"Tu sei in ottimo stato di amicizia
col Signore, le rispose la sorella, e presto verrai a noi, ma a te è preparata una gloria maggiore della nostra....” |
6° episodio
Giacomo, padre di S. CATERINA DA SIENA, stava per giungere alla fine della sua vita ed
appena Caterina lo seppe, ricorse subito al suo Sposo, raccomandandogli la salute del babbo.
Ma le fu risposto che era un bene per lui non aspettare dell’altro. Caterina allora corse al suo
letto e lo trovò rassegnato alla morte, e per questo ringraziò con tutto il cuore il Salvatore.
Allora spinta dall’amore verso il genitore, chiese a Gesù di non farlo soffrire in Purgatorio, ma di
concedergli di andare subito in Paradiso.
Le fu risposto che era impossibile che un’anima non
perfettamente purgata potesse usufruire di tale beneficio
Allora Caterina disse a Gesù: “Se non si
può ottenere la grazia senza salvare in qualche modo la giustizia, si faccia giustizia sopra di me,
che per mio padre sono disposta a sopportare qualunque pena stabilita dalla tua bontà “.
Il Signore la prese in parola, e disse: “Per l’amore che mi porti, accetto la tua domanda, e libererò
da tutte le pene l’anima del tuo babbo; ma tu finchè vivrai, sopporterai per lui le tribolazioni che
ti manderò“.
Poco dopo il padre morì e nel medesimo istante che l’anima lasciava il corpo, la
Vergine si sentì oppressa da un dolore ai fianchi, che portò per tutta la vita... |
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7° episodio
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Nella vita di S. FILIPPO NERI ( 1515 – 1595 ) si legge il seguente episodio:
Nel 1571 venne a morire l’insigne musico e collaboratore di Filippo all’Oratorio, Giovanni Animuccia, lasciando largo compianto tra gli amici e i discepoli del Santo.
Erano trascorsi tre anni dalla sua morte, quando una persona, mentre ritornava all’Oratorio, si vide
comparire improvvisamente dinanzi la figura dell’Animuccia.
Era pallido in viso ed aveva gli occhi stravolti, sembrava che uscisse da un luogo di sofferenze.
Egli si raccomandò di riferire a P. Filippo di pregare per lui che soffriva molto in Purgatorio.
Impaurita quella persona riferì tutto a Filippo che pregò molto per la sua anima. Alcuni giorni
più tardi il santo riferì ai suoi ”oratoriani” che l’Animuccia era volato in Paradiso.
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8° episodio
NATUZZA EVOLO aveva la facoltà di vedere, nello stato di veglia, le anime dei defunti e di poter
colloquiare con esse.
Le anime del Purgatorio le chiedevano preghiere e suffragi affinché fossero abbreviate le loro pene.
Natuzza nella sua vita aveva incontrato un’infinita’ di anime di persone di ogni ceto
sociale, sconosciute ed illustri, ancora viventi e persone sante e meno sante che erano nell’aldilà.
Aveva incontrato anche Dante Alighieri, il quale le ha rivelato di aver scontato 300 anni di Purgatorio, prima di
avere avuto in premio il Paradiso, perché aveva sì composto sotto ispirazione divina la sua Commedia, ma aveva dato ascolto alle proprie simpatie ed antipatie personali nell’assegnare i posti e le
pene; da ciò il castigo di 300 anni di purgatorio, trascorsi però al “Prato Verde“, senza soffrire
altra sofferenza che quella della mancanza di Dio.
(Il Prato Verde secondo Natuzza è l’anticamera
del Paradiso, un luogo dove non v’è sofferenza alcuna, tranne il desiderio di Dio non ancora appagato.
Un altro fatto notevole riguarda Wilma Montesi; molte persone chiesero a Natuzza di lei e del
suo destino eterno.
Disse Natuzza al riguardo: “Io solo una cosa posso dirvi: la Montesi si è salvata. Son venuti da Roma a domandarmi, ma io ho detto loro solo ciò che la Montesi mi ha permesso di dire, che cioè si è salvata “. |
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9° episodio
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Nel 1958 morì il padre di TERESA NEUMANN, stigmatizzata tedesca, ed al suo capezzale
Teresa cadde in estasi e vide venire i trapassati della sua famiglia e l’angelo custode a prendere
l’anima del padre.
Vide anche il Salvatore.
Poi il piccolo gruppo sparì nella luce, lasciando
indietro il padre da solo, che guardava con nostalgia gli altri che si allontanavano.
Teresa nel
vedere ciò si arrabbiò molto con i propri cari defunti che avevano abbandonato il padre.
Comunque papà Neumann ebbe un purgatorio breve, dopo poco tempo essa lo vide in Cielo. |
10° episodio
Nella vita di S. PIO DA PIETRELCINA ( 1887-1968) si legge questo episodio:
“Stavo pregando con gli occhi semichiusi nella foresteria del convento, quando vidi aprirsi
la porta ed entrare un vecchio ravvolto in un mantello il quale si sedette accanto a me.
Gli rivolsi
la parola interrogandolo su chi fosse ed egli mi rispose:
"Io sono Pietro Di Mauro, soprannominato
Precoco - aggiungendo subito dopo - “sono morto in questo convento il 18 settembre 1908 nella
cella n° 4 quando ancora vi era l’asilo di mendicità" e spiegò al Padre come era morto e gli chiese di pregare per lui ché soffriva in Purgatorio“.
Dopo averlo ascoltato, P. PIO lo tranquillizzò assicurando le sue preghiere.
Da accertamenti effettuati successivamente si appurò che il defunto
apparso a P. Pio era realmente esistito ed era morto come aveva riferito. |
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11° episodio
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Il 22 ottobre 1921 moriva, compianto da tutti Mons. MARENGO, Vescovo della Diocesi
di Carrara, uomo di elevate virtù e considerato da molti un santo.
Erano trascorsi 7 anni, quando
nell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Nizza, verso l’imbrunire, la suora portinaia era nel cortile. Il portone era chiuso. Con sua meraviglia vide sotto i portici, a passeggiare, un Reverendo,
col capo chino e meditabondo.
Essa si avvicinò e riconobbe Mons. Marengo.
Stupita disse:
“Eccellenza voi qui?....non siete morto?...”
Rispose: "Mi avete lasciato in Purgatorio! ... Ho lavorato tanto per questo Istituto e non si prega più per me"
Replicò la suora: “In Purgatorio un Vescovo così santo? “
Rrispose il Vescovo: Non basta essere santi davanti agli uomini; bisogna esserlo davanti a Dio...”. Ciò detto sparì.
La suora informò i Superiori di quanto accaduto e da allora si indissero pubbliche preghiere in suffragio dell’anima di Mons. Marengo.
Dopo una settimana il Vescovo riapparve nello stesso Istituto ringraziando per le preghiere e
comunicando la sua uscita dal Purgatorio. |
12° episodio
La BEATA MARIA VILLANI, mentre pregava per le anime del Purgatorio, fu condotta in spirito nel luogo delle loro pene e vide una donna tormentata più delle altre anime.
La interrogò sul perché di tanto soffrire.
“Sconto - rispose l’anima - le mie vanità ed il lusso
scandaloso. Le mie pene non hanno sollievo, avendo il Signore permesso nella sua giustizia che
io fossi completamente dimenticata dai miei parenti, perché quando ero in vita ero dedita alle
vanità del mondo, alle feste ed ai piaceri ed assai raramente pensavo a Dio. Per questo io ora
sono dimenticata..." |
13° episodio
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A .S. MARGHERITA ALACOQUE apparve un’anima purgante.
“ Chi sei tu che soffri
tanto?”, chiese.
Rispose l’anima:
“Io ero un illustre personaggio nel mondo. Mancai di giustizia
e di carità verso tante famiglie; per la qual cosa il mio Purgatorio è assai lungo.
I miei
parenti innalzano preghiere per me e fanno celebrare numerose messe, però la Divina
Giustizia applica tutti questi suffragi alle anime che danneggiai..." |
14° episodio
Nel suo libretto “I nostri morti“, il salesiano DON GIUSEPPE TOMASELLI scrive
quanto segue:
"
Il 3 febbraio 1944, moriva mia madre, donna pia e molto religiosa.
Sul letto di morte ricevette i santi sacramenti con viva fede, offrendo a Gesù le sue sofferenze per il bene della Chiesa. Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi
dei conoscenti e degli stessi sacerdoti, intensificai i suffragi.
Da due anni e mezzo mia madre era morta ed eccola un giorno comparirmi all’improvviso nella
mia stanza.
Era triste assai e si lamentò perché la si era dimenticata nel Purgatorio.
“Siete stata
finora in Purgatorio?” replicò don Tomaselli ed essa rispose che c’era ancora, aggiungendo: “Sono
sulla soglia del Paradiso, vicino al gaudio eterno e spasimo dal desiderio di entrarvi; ma non
posso! Venite in mio aiuto!..” .
Infine chiese al figlio di celebrare una santa messa, affermando che
Dio gli aveva permesso di venirla a chiedere.
Si celebrarono due messe e dopo un giorno riapparve
dicendo:
“Che gioia! Sono entrata in Paradiso!“. |
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15° episodio
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Innocenzo III fu uno dei più grandi Pontefici che cinsero la somma Tiara. Ebbe uno zelo molto intenso per la gloria di Dio e la salute delle anime e compì delle grandi opere.
Riunì il Concilio Lateranense, si adoperò per la riforma della Chiesa, fece fronte ai disordini
dei principi dell’Europa con la fermezza del Battista, rivolgendo al tempo stesso le sue cure
all’Oriente.
Dopo la morte apparve a S. LUTGARDA tutto avvolto nelle fiamme, e le disse
che era stato condannato al Purgatorio fino alla fine del mondo per alcune colpe commesse.
Il Card. Bellarmino diceva di rabbrividire ogni volta che pensava a questo fatto.
“Se un Papa
così degno di encomio e che passa per santo agli occhi degli uomini, si trova sottoposto ai
pù orribili tormenti sino alla fine del mondo, che cosa mai sarà riserbato agli altri ecclesiastici,
religiosi e fedeli?". |
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